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I rifiuti... I rifiuti sono gli scarti derivanti dalle attività dell'uomo.
Essi vengono prodotti in grandissime quantità e di diversi tipi.
E' di circa 1,5 kg la quantità di rifiuti che ciascuno di noi produce in un giorno.
A questo valore bisogna aggiungere i rifiuti lasciati nelle strade, quelli della lavorazione delle industrie, delle cave e delle miniere, quelli prodotti dagli agricoltori e tante altre tipologie di rifiuto.
Tutti questi rifiuti li scarichiamo nella terra e, a volte, nell'aria e nelle acque.
Alcuni rifiuti non arrecano danno e si trasformano naturalmente.
Altri rifiuti, invece, non si possono trasformare: alterano il nostro ambiente
e a volte sono molto pericolosi.
Alcuni rifiuti sono però riutilizzabili. Infatti oggi abbiamo gli strumenti per raccogliere i rifiuti in maniera differenziata, per riciclare e riutilizzare buona parte di quello che scartiamo, per ridurre la quantità di rifiuti che solitamente produciamo.
Possiamo individuare alcune grandi categorie di rifiuti.
I rifiuti urbani sono quelli domestici e quelli provenienti dalle strade, dai parchi e dai giardini.
I rifiuti speciali sono tutti gli altri: quelli cioè provenienti dalle attività industriali, artigianali e commerciali, da macchinari fuori uso, ecc.
Si possono poi distinguere i rifiuti pericolosi dai non pericolosi, a seconda della presenza o meno di una o più sostanze ritenute nocive e per questo elencate in un apposito catalogo. I rifiuti pericolosi richiedono particolari trattamenti per essere eliminati: quelli contenenti particolari sostanze chimiche si possono, ad esempio, distruggere negli inceneritori a temperature elevatissime.
Possiamo infine distinguere tra rifiuti organici e rifiuti inorganici.
Rifiuti organici sono quelli derivanti da esseri viventi, animali e vegetali, ad esempio i rifiuti di cucina, le foglie secche, lo sterco delle mucche..
I rifiuti organici possono essere decomposti nel terreno: se ne occupano i decompositori, cioè piccoli animali, batteri e funghi che vivono nel terreno e si nutrono delle sostanze organiche disgregandole in molecole più semplici. I rifiuti organici sono detti per questo biodegradabili.
Normalmente i rifiuti organici sono trattati in impianti specializzati, attraverso un processo di triturazione, aerazione e maturazione, per produrre un materiale detto compost, che può essere utilizzato in agricoltura e nella vivaistica.
In altri casi i rifiuti organici possono essere raccolti e sigillati in grandi digestori, ovvero in contenitori all'interno dei quali l'assenza d'ossigeno permette la decomposizione per mezzo di batteri che producono biogas contenente metano, poi utilizzato per fornire energia.
Ma non tutto si trasforma naturalmente. Non si decompongono facilmente i rifiuti che non derivano da organismi viventi, cioè i rifiuti inorganici (minerali, plastica, vetro, metallo...).
I rifiuti vengono gestiti in modi diversi secondo le loro caratteristiche.
Possono essere smaltiti nelle discariche, bruciati negli inceneritori (detti oggi anche termovalorizzatori, perché si può ottenere energia dalla combustione dei rifiuti), trattati nei compostaggi o in altri impianti specializzati oppure riciclati per un nuovo o differente uso.
Plastica
Braghieri Plastic di Sarmato propone alle scuole, alle
associazioni sportive, culturali, pubbliche o private che intendono aderire,
il "Progetto Raccolta Plastica".
Il Progetto Raccolta Plastica mira alla raccolta di tutti quegli oggetti
in plastica che possono essere riutilizzati per la produzione di altri
manufatti in plastica.
Gli oggetti in plastica che viene chiesto di raccogliere sono: tappi di
bibite, tappi di detersivi, contenitori delle sorprese degli ovetti, vasi
che hanno contenuto piante o fiori, cassette per bibite, verdura e frutta,
tavoli e sedie da giardino.
Attraverso la raccolta di questa plastica le scuole e le associazioni sensibilizzano
i giovani all´ importanza del recupero della plastica volto alla
tutela dell´ ambiente e possono ottenere guadagni che possono
poi essere reinvestiti per i loro progetti.
La plastica raccolta, nel momento in cui verrà consegnata presso
il deposito di stoccaggio e recupero materiali plastici della Braghieri
Plastic srl, ubicato in Sarmato, Via Cristoforo Colombo n° 8, sarà pesata
e pagata. Per info tel.0523 886243 info
braghieriplastic.com
La plastica è una sostanza duttile e resistente che viene sfruttata per diverse produzioni, in particolare per realizzare contenitori e imballaggi.
Ci sono differenti tipi di plastica e diverse sono gli utilizzi a cui possono essere destinati.
Ogni tipologia di plastica è identificabile con una sigla:
PET (polietilentereftalato),
PVC (polivinilcloruro),
PE (polietilene),
PP (polipropilene), ecc.
La plastica, però, non è biodegradabile, ma può essere riciclata.
La plastica può essere raccolta sia in maniera indifferenziata, sia selezionandola per tipologia.
In questo secondo caso è molto più semplice ed economico
riciclarla e si possono ottenere prodotti di miglior qualità e di
tipo diverso (profilati per l'edilizia, capi di abbigliamento, contenitori,
ecc.).
Vetro
E' un materiale definito "pulito" perché non è prodotto
con sostanze inquinanti, può essere facilmente riutilizzato e riciclato
molte volte.
E' costituito da sabbia, soda e calcare, fusi insieme a temperature elevatissime.
Riciclare il vetro significa raccoglierlo separatamente, frantumarlo e rimescolarlo con altra sabbia, soda e calcare, fondendolo a temperature molto inferiori rispetto a quelle necessarie con il materiale vergine.
Questo permette un notevole risparmio di energia (per l'estrazione ed il trasporto delle materie prime e per la fusione in altoforno).
Il vetro delle bottiglie, ad esempio, può essere recuperato in modi diversi: se le bottiglie vengono raccolte direttamente come "resi" dai rivenditori vengono lavate, sterilizzate e riutilizzate come tali; se invece vengono raccolte attraverso le "campane" il rottame di vetro che se ne ottiene, una volta che è stato lavato e selezionato, viene mescolato ad una piccola quantità di materia prima vergine e poi fuso per fare nuove bottiglie.
Ferro, acciaio, alluminio
I metalli vengono estratti in natura, separati dalle rocce in altiforni
ad altissime temperature, e quindi utilizzati puri o mescolati tra loro a
formare altre sostanze.
A volte, come nel caso dell'alluminio, prima di entrare negli altiforni occorre sottoporli a pretrattamenti chimici.
E' facile quindi comprendere come sia estremamente utile recuperare e riutilizzare il metallo già prodotto.
Con la raccolta di lattine, contenitori di cui oggi si fa largo uso, si possono recuperare diversi tipi di metalli.
Le lattine possono essere fatte di alluminio, ma anche di acciaio e stagno.
Tutti questi materiali possono essere recuperati, ma quello più pregiato è certamente l'alluminio (identificabile con la sigla AL).
Una volta raccolte le lattine vengono pulite e pressate, l'alluminio viene portato a temperatura di fusione e trasformato in fogli di metallo, pronti per essere trasformati in nuove lattine.
Per quanto riguarda il ferro, gran parte del materiale di recupero deriva dagli scarti delle fabbriche, dalla rottamazione di auto, da materiali di costruzione...
Ci sono aziende che si occupano del commercio di rottami: raccolgono i metalli, li separano tra loro e li rivendono ad altre aziende che se ne servono per produrre altri manufatti metallici.
Carta
E' enorme la quantità di carta che produciamo, consumiamo e alla fine scartiamo ogni anno.
Per stampare libri e giornali, per produrre oggetti, per imballare, per tovaglioli e asciugamani.
Mille i modi di servirsi della carta, un materiale sfruttatissimo per la produzione "usa e getta".
Ma cosa comporta tutto questo in termini ambientali? E quale inquinamento produce?
La materia prima da cui si ricava la carta sono gli alberi, ovvero un elemento fondamentale per l'equilibrio del nostro ecosistema.
Gli alberi vengono piantati appositamente, ma spesso non sono sufficienti.
Una volta che sono stati tagliati e trasportati nelle fabbriche, il legno viene trasformato in segatura e quindi impastato con acqua e sostanze chimiche e successivamente trasformato in carta e lavorato.
Oltre a richiedere l'abbattimento di alberi, il processo produttivo della carta richiede grandi quantità di energia, di acqua (che si restituisce inquinata), di sostanze chimiche di diverso tipo e l'uso di macchinari e mezzi di trasporto anch'essi inquinanti.
RICICLARE LA CARTA significa ridimensionare tutto ciò, ma significa anche ridurre la quantità di rifiuti da smaltire e il lavoro dei depuratori.
Solo un pezzo di carta...
Stiamo parlando di uno dei materiali più familiari nell'esistenza di chi vive nel mondo industrializzato, ne siamo letteralmente circondati: a volte è sottile e lucida come seta, altre è così spessa e resistente da poter funzionare da mobile.
Compagna di mille giochi dell'infanzia così come del nostro lavoro di tutti i giorni: sotto forma di straccio la usiamo per pulire l'acquaio, è un sacchetto per riporre le cipolle, è la cartamoneta con cui paghiamo le mille cose del nostro vivere quotidiano, è il nostro libro preferito.
Materiale versatile, bello e insostituibile, la possediamo, usiamo, bruciamo, ricicliamo.
Una lunga storia
La carta era utilizzata in Cina già nel secondo secolo dopo Cristo ed era prodotta in diversi tipi anche se la più comune era quella ottenuta dagli stracci. Fu subito utilizzata per svariati scopi, dall'ornamento al foglio per scrivere; la carta moneta comparve nel VII secolo.
Nel secolo successivo, il Generale del Califfato di Baghdad, conquistò Samarcanda, dove all'epoca si trovavano fabbricanti cinesi, la preparazione e utilizzo di carta si diffuse in tutto l'Islam. Gli Arabi apportarono perfezionamenti alla sua fabbricazione grazie alle loro avanzate tecniche idrauliche, così che tale produzione si allargò a tutta l'Europa. L'Italia diventò presto un leader del settore. Un nome per tutti: Fabriano, che ha mantenuto nei secoli la tradizione dell'industria cartaria.
Nel giro di due secoli la carta diventò il principale supporto per la scrittura, perché era il più economico. Dobbiamo alla carta e all'invenzione della stampa, la diffusione dell'alfabetizzazione.
La materia prima utilizzata per far carta durante tutto il medioevo furono gli stracci di lino. Ma nel tempo il loro approvvigionamento diventò sempre più difficile. Per esempio durante le epidemie di peste gli stracci venivano bruciati per limitare il contagio. Fu così che nel tempo la pasta di legno divenne il principale sostitutivo degli stracci per la produzione di carta.
Riciclare la carta
Un materiale tanto versatile e con una storia così merita particolari attenzioni.
E' per questo che il recupero della carta usata è forse la forma di riciclaggio che ha la storia più lunga.
Mediamente carta e cartone formano il 25% dei rifiuti. Una famiglia media può raccogliere e riciclare, in un anno, un quantitativo di carta corrispondente a un albero. Non solo, ma la produzione di carta partendo dagli alberi richiede grandi quantitativi di acqua e molta energia, inoltre è inquinante.
Dalla carta riciclata si può fare altra carta, perché questa può essere riciclata più volte. In questo modo si consuma il 50% di energia in meno e un terzo dell'acqua che sarebbe necessaria. Ma in certi casi può rivelarsi più conveniente utilizzarla in altro modo, per esempio per produrre energia, calore. Sì, viene bruciata, ma servendosi di tecniche moderne, efficaci e controllate. Perché anche la carta è ingombrante e, quella che non può andare al macero per essere riciclata, prenderebbe molto posto nelle discariche.
Quali tipi di carta un cittadino può mettere da parte per il recupero? La carta da riciclare deve avere certe caratteristiche che variano in funzione delle tecniche utilizzate e dei prodotti finali: tendenzialmente non deve essere accoppiata con altri materiali, mentre la presenza di altri trattamenti (plastificazione, resistenza, umidità) possono causare dei problemi.
Dove va a finire la carta che ricicliamo?
Anche la carta proveniente dai Rifiuti Urbani (RU) può essere inviata al macero e riciclata, ma essendo di solito molto "sporca", ossia inquinata da altre sostanze (come ad esempio plastica o colla), nel processo di pulizia è ridotta in fibre molto corte e viene riutilizzata principalmente per fabbricare carta e cartoni ondulati per imballaggi.
Invece la carta proveniente da raccolta differenziata è, in un certo senso, già selezionata, può quindi essere riutilizzata per scopi specifici come carta per giornali, carta da stampa e altro.
La carta che viene avviata al macero è prima triturata e poi legata in balle per essere mandata alle cartiere, dove verrà trattata con mezzi meccanici e acqua per essere ridotta in fibre e liberata da materiali estranei. Quindi subisce un trattamento chimico che elimina i materiali presenti sulla superficie, come l'inchiostro.
Da ultimo la carta può essere sbiancata e quindi reimpiegata.
E' importante dire due parole sul processo di "imbianchimento" della pasta per carta, perché è proprio questo processo che è in relazione ai problemi di inquinamento ambientale.
Alcuni tipi di carta devono essere molto bianchi, per esempio quelli utilizzati nelle stampe perchè devono avere una perfetta riproduzione del colore.
Tradizionalmente la carta veniva sbiancata usando il cloro, oggi si usano molto altri agenti di imbianchimento come l'ozono o il perossido di idrogeno.
Il cloro, elemento molto reattivo, è largamente presente in natura, quindi anche nella cellulosa e nella carta ed è dunque improprio parlare di carta priva di cloro. Privo di cloro è, invece, il processo di sbiancamento.
L'industria usa due tipi di paste: Ecf - elemental clorine free , cioè prive di cloro allo stato elementare - e Tcf - totally clorine free , ossia totalmente prive di cloro elementare. La Confederazione Europea dell'industria Cartaria (CEPI), specifica che il processo Ecf è quello in cui non viene utilizzato cloro gassoso o composti del cloro. Oggi la pasta Ecf è diventata lo standard e ha sostituito estesamente quella sbiancata con cloro gassoso.
Da dove proviene oggi la pasta di legno?
Pensare che la maggior parte del legname prodotto nel mondo venga utilizzata come materia prima dell'industria è un luogo comune. I dati della FAO ci dicono che solo il 12 - 13% del legname mondiale finisce nell'industria cartaria. Gran parte del legno (56% dice la FAO) è infatti destinato alla combustione! Il resto serve per l'edilizia e l'arredamento.
Non solo, ma l'industria cartaria utilizza o residui di segheria (26%) oppure legno di piccole dimensioni, proveniente da sfoltimento (28%), tecnica importante in selvicoltura per mantenere la buona salute dei boschi. Oppure si tratta di legno di alberi coltivati per questo scopo (37%) e raccolto da specie a rapido accrescimento.
I metodi di gestione impiegati in selvicoltura mirano a migliorare la produzione salvaguardando le risorse naturali. Lo sfoltimento nei boschi crea spazio per gli alberi giovani e sani, quelli a rapido sviluppo, che proprio per questo assorbono più prontamente l'anidride carbonica dall'ambiente. In più, migliora la salute delle piante riducendo il rischio di malattie e i danni dovuti all'inquinamento atmosferico.
Anche nelle aree tropicali si stanno attuando politiche ambientali tese a sviluppare tecniche di forestazione ciclica controllata che permettano un'altissima produzione.
Che ne è delle nostre foreste?
Negli ultimi 50 anni la popolazione europea è cresciuta del 40% e la richiesta di prodotti cartari del 500%, nonostante ciò l'area delle foreste d'Europa è aumentata di 1,5 milioni di ettari. Questo nonostante la maggior parte del legno utilizzato dall'industria cartaria comunitaria provenga dalla UE. L'Italia per mancanza di risorse interne importa paste per carta dal nord America (Stati Uniti e Canada) e dalla Scandinavia, paesi che offrono garanzie sul corretto uso del loro patrimonio forestale. In tutto il mondo meno dell'1% del legno proveniente da foreste tropicali diventa pasta per carta. In tutto il mondo l'industria cartaria e le Istituzioni cercano un sistema di certificazione efficace per far sì che le paste per carta provengano da foreste gestite in modo sostenibile.
Questo, al di là delle motivazioni economiche, va a beneficio dell'ambiente.
(dati ricavati da documentazione di " Assocarta ")