Logo di Piacenzainternet rappresentato dalle parole Piacenza e Internet separate tra loro dalla immagine stilizzata di tre persone.

Il Portale di Piacenza

Online 11

Dai siti piacentini

Blog Plus
Informazione
Politica
Istituzioni
Comuni
Sindacati, patronati
Sport
Arte Cultura
Eventi e spettacoli
Expo
Diocesi

Menu

Personaggi
Musicisti, cantanti, band
La mia associazione
Piccoli annunci
Video
Webcam
100 idee...
Urban Blog
Siti piacentini
Archivio News

Menu utilità

I comuni piacentini
Mappe
Itinerari
Wikipedia
Mercati
Pagine utili
Orari di apertura
Cinema
Radio TV
Alberghi hotels
Compro vendo casa

Menu documenti

Rifiuti: un'opportunità?
Raccolta diff.per comune
Efficienza energetica
Acqua risparmio vitale
La semplicità volontaria
L'ecologia profonda
Escursioni sport per tutti
Rotatorie: norme d'uso
Carta Valori Volontariato

Menu input

Pubblica una News
Pubblica un Annuncio
Segnala Sito piacentino
Segnala aggiornamento sito
Presenta un'organizzazione

Info sul portale

Credits - Chi siamo
Servizi
Feed RSS
Link
Rank
Inviaci i tuoi suggerimenti
info * piacenzainternet.it

Info sulla pagina

• Il simbolo Simbolo link esterno evidenzia un link esterno al portale: il click sul link comporta l'abbandono di questa pagina e il contestuale trasferimento al sito linkato.

• Pagina con Riserve legali
conforme W3C XHTML1.0 .

• I contenuti statici sono stati aggiornati il 20/02/2009 .

Segnalaci un errore
Stampa questa pagina

Verso una cultura ecologica: L'ecologia profonda.
Lineamenti per una nuova visione del mondo.

 

L’idea più corrente che viene evocata nell’opinione pubblica quando si parla di azione “ecologista” o “verde”, è che questa consista essenzialmente nel vigilare affinchè il “naturale progresso dell’umanità” avvenga senza inquinamenti e senza modificare troppo l’ambiente, che è considerato bello e quindi “da salvare”.

In sostanza, quella che viene chiamata azione ecologista è la “protezione dell’ambiente”: non inquinare, mantenere pulito il paesaggio, installare filtri e depuratori e conservare qua e là alcune isole di natura dove recarsi a scopo ricreativo.

Nelle note che seguono proporrò alcune domande più profonde, pur considerando pienamente valide le azioni sopra citate, provando ad evidenziare qualcosa a cui molti non hanno mai pensato soltanto perché le concezioni che si respirano fin dalla nascita appaiono ovvie e quindi non appaiono affatto: costituiscono la base del modello in cui viviamo, cioè la civiltà industriale, espressione attuale della cultura occidentale.

Parleremo di “ecologia di superficie” ed “ecologia profonda”, seguendo la distinzione introdotta dal filosofo norvegese Arne Naess.


L’ecologia di superficie

Secondo questa ecologia, in cui si mantiene la distinzione fra “l’uomo” e “l’ambiente”, la Terra va tenuta pulita e piacevole perché è l’unica che abbiamo, è “la nostra casa”, è un Pianeta fatto per noi. E’ necessario “difendere l’ambiente” perché l’umanità possa viverci meglio: la posizione centrale e del tutto particolare della specie umana non viene messa in discussione.

Ogni movimento ecologista che derivi da culture che si ispirano alle religioni nate nel medio-oriente o da concezioni materialiste rientra nella categoria dell’ecologia di superficie. Tali posizioni sono figlie dell’Occidente, danno grande valore all’uomo e alla “storia” e hanno come mito il “progresso”. Queste concezioni ritengono che l’universale (cioè la “materia” o il “mondo fisico”) sia una specie di orologio che l’uomo, unico essere diverso, può e deve modificare a suo vantaggio.

Il fatto di ritenere che esista un Orologiaio (il Dio dell’Antico Testamento) oppure che non esista (materialismo) provoca differenze ben poco rilevanti. Con entrambe le posizioni l’atteggiamento nei confronti della Natura è lo stesso. Da una parte si ritiene che il diritto-dovere di modificare il mondo provenga da Dio, dall’altra da una specie di “merito selettivo” che ci ha resi, in sostanza, gli unici detentori di “spirito”; ma gli effetti sono praticamente gli stessi.

Quasi tutti i movimenti ecologisti oggi esistenti, essendo figli della cultura occidentale e della sua concezione del mondo, si ispirano ai princìpi qui accennati.
Questa posizione assomiglia abbastanza all’idea di un organismo visto come “ambiente” delle cellule nervose o di qualsiasi organo considerato come centrale (l’uomo): questo organo, o gruppo di cellule, avrebbe il diritto di modificare il corpo, tenendolo vivo, per ottenere la sua espansione e il suo sviluppo.


L’ecologia profonda

Secondo l’impostazione dell’ecologia profonda, la nostra specie non è particolarmente privilegiata. Gli esseri viventi e gli ecosistemi, come tutti gli elementi del Cosmo, hanno un valore in sé. Tutta la Natura ha un valore intrinseco e unitario, così come ha un valore in sé ogni sua componente, formatasi in un processo di miliardi di anni. La specie umana è una di queste componenti, uno dei rami dell’albero della Vita.

Il mondo naturale non è “patrimonio di tutti”, ma è ben di più: è di miliardi di anni anteriore alla nostra specie. Se proprio si vuol parlare di appartenenza, è l’umanità che appartiene alla Natura e non viceversa.

In questo quadro l’idea occidentale-biblica sulla posizione umana appare più o meno come un curioso delirio di grandezza.

Nell’ecologia profonda non esiste alcun modello privilegiato. Sono valori “in sé” l’Ecosistema globale e la varietà e complessità delle specie viventi e delle culture. I concetti di risorse e rifiuti non sono necessari: essi presuppongono infatti l’idea che si eseguano processi o modifiche tali da prelevare qualcosa di fisso (le risorse) e scaricare qualcos’altro (i rifiuti), il che significa un funzionamento non-ciclico, incompatibile con la vita della Terra.

Con queste premesse la cosiddetta “produzione” è - in ultima analisi - una produzione di rifiuti. Lo stesso termine “civiltà” è inutile e pericoloso, perché sottintende un giudizio di merito basato su una scala di valori particolare, considerata ovvia.

In sostanza nell’ecologia profonda il concetto di “ambiente” viene superato per lasciare posto alla percezione di far parte di una Entità psicofisica molto più vasta, cioè della Natura, che si manifesta nella massima varietà ed armonia, nel più grande equilibrio dinamico delle specie; è un sistema autocorrettivo dotato di Mente.


Il mito delle origini

L’atteggiamento delle varie culture nei confronti del resto della Natura, cioè delle altre specie e degli ecosistemi, dipende in gran parte dalla loro visione del mondo, ovvero dalle loro concezioni metafisiche.

Se ci limitiamo alle culture più recenti e che si sono maggiormente diffuse, notiamo che le più gravi distruzioni e degradazioni di ecosistemi provengono da modelli che fanno capo ai filoni ebraico-cristiano e mussulmano, cioè a quelle culture che si ispirano, in modo più o meno evidente, alla Genesi dell’Antico Testamento.

Con l’espressione “cultura ebraico-cristiana” si intende indicare la tradizione quale si è sviluppata negli ultimi quindici secoli dando luogo alla civiltà occidentale, senza assolutamente convalidare l’idea che questa cultura si sia ispirata all’insegnamento di Cristo. Al contrario, l’insegnamento di Cristo ha contestato profondamente e radicalmente le concezioni del Vecchio Testamento: la prova più evidente è che Egli fu condannato a morte proprio per questo. L’aver fatto apparire le parole di Gesù come una specie di continuazione della tradizione precedente di quelle terre medio-orientali è stata una interpretazione particolare dei secoli successivi.

L’insegnamento di Cristo assomiglia molto alle filosofie di derivazione orientale, con le quali ha in comune idee fondamentali, come l’accettazione, il distacco dalle cose del mondo, l’amore universale, l’inutilità delle istituzioni, l’estinzione del desiderio, e così via.


Il materialismo e lo sviluppo

Il pensiero corrente dominante nella cultura europea fino al Seicento aveva tutte le premesse per iniziare una sistematica distruzione della Natura, ma mancava ancora qualcosa: il potere tecnico.

La spinta decisiva per entrare in possesso di tale potere è venuta dalla diffusione del pensiero di Cartesio, Bacone, Locke ed alcuni altri e dalla sistemazione delle scienze fisiche ad opera di Newton.

Come noto, nel pensiero cartesiano vi è una netta distinzione fra lo spirito e la materia: l’uomo è l’unico essere dotato di spirito. Tutto il resto, vivente o non vivente, è solo materia bruta, quindi manipolabile senza problemi morali. Così la fisica di Newton poteva rivolgersi a sistemare il mondo della materia che diveniva una specie di gigantesca Macchina, retta da rigide leggi meccaniche.

Il meccanicismo, nato in tal modo, ha guidato la scienza ufficiale fino al ventesimo secolo ed è la base dell’attuale pensiero corrente delle genti di cultura occidentale: da questo sottofondo è sorta la civiltà industriale, con il primato dell’economico e la visione economicistica della vita.

Anche se ora qualcuno comincia a diffidare di queste concezioni, in pratica esse sono ancora integralmente ed entusiasticamente seguite, con i risultati ben noti.
Da questo sottofondo culturale è nato il moderno concetto di sviluppo, le cui caratteristiche si possono così riassumere:

– distruzione delle altre specie di esseri viventi. Il processo consiste in una invasione da parte dell’umanità e delle sue macchine ai danni degli altri viventi;

– distruzione delle culture umane. Si costringe tutta l’umanità a vivere secondo lo stesso schema e con la stessa scala di valori, che pone al vertice l’incremento indefinito dei beni materiali;

– distruzione del bello e della varietà del mondo. Gli ecosistemi naturali vengono sostituiti da una disarmonica ed uniforme distesa di poche specie (umanità, monocolture, allevamenti), spesso degenerate e private della loro dignità e spiritualità;

– introduzione dei concetti di risorse e rifiuti, conseguenti al funzionamento non su cicli chiusi, come il complesso della Natura, ma in modo “aperto”;

– diminuzione del lavoro fisico, sostituito di solito da impegno di altro tipo e da lavoro fisico “volontario”;

– sostituzione di materia inerte a sostanza vivente, con la costruzione di macchine, impianti, strade, al posto di foreste, paludi, savane;

– aumento della vita media umana, troppo spesso non bilanciato da un corrispondente calo delle nascite, ovviamente necessario.

In modo sintetico, si può dire che quando arriva il concetto di sviluppo economico, scompaiono l’equilibrio dell’animo e l’armonia del mondo.

In realtà, la crescita materiale di qualcosa è sempre accompagnata dal degrado di qualcos’altro nello spazio o nel tempo. La locuzione “sviluppo sostenibile” è solo una contraddizione di termini, oppure è priva di significato, essendo concettualmente diversa da una situazione in cui i parametri economici fluttuano attorno a valori stabili. Del resto i pregi di un’economia stazionaria erano già stati messi in evidenza da John Stuart Mill nel 1858, ma tale bellezza colpì solo rari spiriti isolati, mentre l’Occidente era ormai lanciato nella religione della crescita.


Occidente – Oriente – Animismo

Perché i fondamenti dell’ecologia profonda possano farsi strada nell’animo umano, occorre sottoporre a critica le concezioni derivate dal racconto biblico della Genesi e che sono divenute “evidenti” per la cultura occidentale.

In molte concezioni di origine orientale manca il rapporto dualistico, né si trova quella contrapposizione uomo-natura propria dell’Occidente. Anziché tre piani ben distinti come Dio-uomo-natura (nel materialismo restano gli ultimi due, ma sempre contrapposti), troviamo il Dio-Natura onnipresente e indistinguibile dall’universale.

Solo alcune filosofie orientali raccomandano di diventare quasi-vegetariani; ma in generale chiedono di rispettare la Vita in tutte le sue componenti. Invece le morali delle tradizioni giudaico-cristiana e mussulmana, in accordo con le posizioni espresse nella Genesi, si occupano esclusivamente di valori e rapporti interni alla nostra specie, come se tutto il resto fosse solo un palcoscenico, o “l’ambiente”.

Per quanto riguarda poi le varie forme di animismo che sono state presenti nell’umanità un po’ dovunque, è abbastanza evidente che in queste visioni del mondo non siamo gli unici esseri dotati di “spirito”: una dicotomia di questo genere sarebbe probabilmente impensabile per chi ha vissuto a contatto con gli oranghi o i gorilla. Ma dovrebbe essere inconcepibile anche per chi conosce la natura dei fenomeni vitali e il quadro unitario fornito dall’evoluzione biologica.

Per quanto riguarda poi il concetto di progresso:
- nelle culture “di tipo occidentale” il progresso è visto come incremento indefinito di beni materiali e diminuzione del lavoro fisico;
- nelle culture “di tipo orientale” il progresso consiste nell’aumento della percezione e della serenità mentale;
- nelle culture “di tipo animista” non c’è alcun bisogno dell’idea di progresso.


Alcune tendenze del pensiero moderno

Come segno di speranza, si può notare che oggi le idee correnti, antropocentriche e meccaniciste, vengono sottoposte a critiche sempre più numerose da parte di molti studiosi occidentali. Ma per una modifica profonda della filosofia di base di larghi strati di persone c’è bisogno di qualche secolo, dopo i primi segni di cambiamento. Purtroppo non abbiamo a disposizione neppure qualche decennio per evitare che l’espansione demografica ed economico-industriale trascini il mondo verso la catastrofe per la rottura di ogni equilibrio vitale.

Con la rivoluzione copernicana il centro dell’Universo passa dalla Terra al Sole: si tratta del primo passo per mettere in discussione il rapporto uomo-natura, di un primo spostamento dalla posizione centrale, anche se ci vorranno secoli per percepirne l’effettiva portata. Tuttavia l’esclusiva spirituale della nostra specie non viene ancora minimamente intaccata.

Nel diciannovesimo secolo, l’evoluzione biologica, espressa in forma completa soprattutto per opera di Carlo Darwin, intaccò decisamente l’idea che l’umanità fosse “speciale”, “frutto di creazione separata”, qualcosa di “staccato dalla Natura”.

Tuttavia, quando comparve il pensiero di Darwin (preceduto dalle idee di Lamarck), si perse un’ottima occasione per una vera svolta culturale: invece di mettere in evidenza il fatto essenziale, cioè l’appartenenza della nostra specie alla Natura e quindi la necessità di seguirne le leggi cicliche, l’evoluzione fu inquadrata in pieno nel meccanicismo imperante: venne evidenziata soprattutto l’idea di “selezione naturale e sopravvivenza del più adatto”.

Veniamo alla psicoanalisi. Dopo Copernico e Darwin, la specie umana non è più staccata dalla Natura, né al centro dell’Universo. Ma dopo la rivoluzione di pensiero iniziata da Freud, l’uomo non è più padrone neanche di sé stesso. Tuttavia il fondatore della psicoanalisi parlava sempre solo della persona umana come individuo autonomo e definito.

Solo con la più profonda svolta operata soprattutto da Carl Gustav Jung si comincia a manifestare, anche nella cultura occidentale, l’idea dell’inconscio collettivo, di qualcosa che collega interiormente le varie individualità.

Più si va nel profondo, più la psiche si espande, più diventa collettiva e generalizzata, comprende comunità sempre più ampie, classificazioni animali sempre più vaste, tutta la Vita, probabilmente la Totalità Universale.

Passiamo alla fisica. Il massimo del meccanicismo, derivato dalla concezione di Newton per cui l’Universo è come un gigantesco Orologio e tutte le sue parti dei “meccanismi” separabili in pezzi sempre più piccoli, è stato raggiunto alla fine del diciannovesimo secolo.

C’erano i 92 atomi, specie di palline indivisibili, che costituivano tutta la realtà fisica, in cui agivano anche i “campi”. Il fatto che poi gli atomi vennero riconosciuti come composti da particelle più piccole non ha cambiato nulla. I fenomeni spirituali venivano tenuti completamente separati o considerati “immaginari” e negati.

Il pensiero corrente si basa in generale ancora su queste posizioni.

Con la relatività speciale (1905), la fisica meccanicista o classica comincia a vacillare: spazio e tempo perdono ogni connotazione assoluta, materia ed energia diventano la stessa cosa.

Ma già nei primi anni del secolo ventesimo si prepara un’altra rivoluzione ancora più profonda, quella portata dalla fisica quantistica, che si esplicita nel 1927 con il principio di indeterminazione formulato da Werner Heisenberg e con gli studi successivi sull’argomento. La cosiddetta interpretazione di Copenhagen, sostenuta soprattutto da Niels Bohr, nega l’idea di “realtà oggettiva” e la possibilità di separare, anche solo concettualmente, il fenomeno dalla sua osservazione.

Come dire, è impossibile distinguere lo spirito dalla materia: senza una forma “mentale”, non si può parlare di alcunchè. Con un’ardita ma concisa estensione, ciò significa che lo psichismo deve essere universale.

Passiamo alla biologia. Negli anni Sessanta del ventesimo secolo, Jacques Monod affermava che “l’uomo sa finalmente di essere solo nell’immensità indifferente dell’Universo, da cui è emerso per caso”. Niente ha un senso.

Per questo tipo di materialismo, la vita si riduce a cadere in un Universo non fatto per accoglierla, restare aggrappati a un granello di sabbia sino a che la morte non ci dissolva, pavoneggiarci per un tempo brevissimo su un piccolissimo teatro, ben sapendo che tutto quanto facciamo o pensiamo è condannato a uno scacco finale e che tutto perirà con la nostra specie o col nostro sistema solare, lasciando l’Universo come se non fossimo mai esistiti.

Ma già François Jacob, collega di Monod, parla di “logica del vivente”. Il vivente ha una sua logica, c’è una forma di immanenza.

Alla scuola di Bruxelles, il gruppo condotto da Ilya Prigogine, studiando le “strutture dissipative” o lontane dall’equilibrio, come sono anche i sistemi viventi, parla di una tendenza a strutturarsi, ad auto-organizzarsi. Anche qui compare una spinta interiore, un immanente “desiderio” di creare strutture.

Nel campo dell’antropologia, si tenta ancora di superare, con molte difficoltà, la concezione ottocentesca dell’europeo “civile” che va a studiare i “selvaggi” e ad aiutare i “primitivi”. E’ noto, ad esempio, che Levy-Strauss non ha lesinato critiche a questa superbia culturale dell’Occidente. Non esistono “primitivi” ma solo modelli diversi: non ci sono i “selvaggi” che passano le giornate pensando solo a procurarsi il cibo, ma culture dedite soprattutto alla percezione dell’”invisibile”, cioè dell’unità spirituale con la Vita e con tutta la Natura. Le concezioni europee degli ultimi secoli, derivate dai Greci, dai Romani e dal mondo ebraico, sono soltanto l’espressione della superbia dell’Occidente, al seguito della sua schiacciante potenza materiale, ottenuta a prezzo di un’estrema povertà di percezione cosmica e causa di nevrosi ed angoscia.

Da quanto sopra accennato rinasce una concezione antichissima: l’animismo-panteismo. Una forma di “mente” deve essere ovunque, è insita nell’universale. La distinzione fra spirito e materia cade completamente. Tornano alla memoria il Grande Spirito e lo spirito dell’albero, della Terra, del fiume, del bisonte.

Il fatto di non considerarci “esseri speciali” o “in posizione centrale” non deve affatto indurre al pessimismo; anzi, è motivo di lieta serenità.

Invece del Dio-Persona distinto dal mondo e giudice delle azioni umane, troviamo il Dio-Natura immanente in tutte le cose, e quindi anche in noi stessi, che ne siamo partecipi. La Divinità osserva sé stessa anche attraverso gli occhi di una marmotta, o di una formica, o l’affascinante e misteriosa sensibilità di un albero.


Copertina del libro Ecologia profonda

Guido Dalla Casa
L’ecologia profonda .
(Arianna Editrice, 2008)

top









Link al sito Circolo ricreativo ANSPI San Lorenzo di Roncarolo ...questo sito linka PiacenzaInternet. Visitalo...
Vai a inizio pagina

Vai alla HomePage

Segnala un errore rilevato in questa pagina

Invia i tuoi suggerimenti

Stampa questa pagina

Aggiungi ai preferiti

Pubblica una news

Vai a inizio pagina